domenica 16 aprile 2017

L'armonia dell'universo

Nell'esistenza tutto è connesso, appena si crea un vuoto esso si riempie divenendo un pieno destinato a svuotarsi. Come un grande cuore l'universo pulsa di piccoli cuori le cui infelicità sono motivo del battito, e la mente osserva, battendo anch'essa tra la possibilità di comprendere e la propria confusione.

In quale altro modo?

In quale altro modo l'amore potrebbe manifestare le proprie possibilità di essere... se non in mezzo all'odio?

Due volti e un unico cuore, allo stesso modo del Mistero che genera la vita attraverso la lotta tra l'alto e il basso, tra il dentro e il fuori, in stonature destinate a trasformarsi in armonia celestiale.

Come un prezioso vaso...


Come un prezioso vaso, cadendo, si spezza in innumerevoli schegge, così la Libertà unica diviene tante piccole libertà, costrette a doversi ricomporre nell'unità primigenia per non avere antagonisti.

sabato 25 febbraio 2017

Sul Mistero che è causa dell'esistenza


Il Mistero al Quale si deve l'esistenza non ha nulla da conoscere, perché non c'è nulla al di fuori di Esso, e chi volesse conoscerLo dovrebbe affrontare l'Infinito che non è esauribile nemmeno dalla conoscenza. È possibile, in compenso, conoscere i princìpi attraverso i quali il Mistero manifesta le proprie infinite possibilità di essere. Princìpi che soltanto il Mistero può svelare, e lo fa attraverso la morte iniziatica, più reale della morte fisica, dato che quest'ultima non necessita della morte dei pregiudizi.

martedì 20 dicembre 2016

Solitudine e martirio...

La solitudine conseguente al conoscere la Verità dei princìpi è causata dai tentativi, fatti da chi la conoscesse, di comunicare una o più Verità che non è, e non sono, alla portata di comprensione delle intelligenze a carattere individuale, essendo la Verità dei princìpi a carattere universale, e per questo impossibilitata a stare all'interno di ciò che le è inferiore, non potendo l'universale stare all'interno, dunque essere compreso, da ciò che lo contiene. Mai il più potrebbe essere compreso dal meno, o un contenuto comprendere interamente il proprio contenitore. Allo stesso modo un effetto non sarà in grado di comprendere interamente la causa che lo ha determinato. La stessa logica, essendo un effetto della Verità, non potrà pretendere di comprendere, nella sua interezza, la Verità alla quale essa deve il suo esserci.
Per conoscere la Verità una intelligenza individuale deve essere capace di universalità, capacità data dalla centralità, universale anch'essa, dell'Intelligenza attorno alla quale un essere umano esprime se stesso. È, questa, una trasformazione voluta dal Cielo che conosce le qualificazioni di un uomo dotato, in grado di non impazzire alla vista delle leggi universali che ordinano la manifestazione della realtà relativa. Chi "vede" la Verità la vede anche dietro gli occhi e le parole delle persone, conoscendo di esse molto più di quanto esse conoscano di sé, e deve pure celare questa visione, i cui risvolti e le cui implicazioni non potrebbero essere accettate da chi è visto a tal grado di profondità nelle intenzioni che nutre nascoste dall'ipocrisia.

A questo si aggiunge la rivolta del mondo che non accetta gli si possa sfuggire e, per questo, alla vista interna si accompagna, nel migliore dei casi la solitudine, e nel peggiore il martirio.

Alcune considerazioni attorno al concetto di normalità...

Il problema è che la genialità sta nascosta nella vera "normalità". Normalità che è aderenza alle norme universali che regolano, modulandone l'espressione, ogni manifestazione della realtà. In altri termini, poiché è la verità a reggere la realtà, la normalità è l'aderenza alla verità conosciuta al di sopra del dubbio, e nel rifiuto delle falsità, vere anch'esse, in quanto "vere" falsità...

È per questo che è giusto dire che la realtà è vera, anche se è una verità doppia che la caratterizza, e la genialità è data dalla capacità dell'intelligenza di saper distinguere la valenza propria alle diverse qualità nelle quali la verità esprime le proprie possibilità di essere orientate al fine dell'esistenza, che non è la felicità, ma è la libertà, essendo la felicità solo la dimensione emotiva che le è conseguente.

domenica 6 novembre 2016

Questa è una realtà impermeabile alla Verità...

Questa è una realtà impermeabile alla Verità... nonostante si regga per il sostegno dato dalle Verità dalle quali essa è formata. È come acqua che si rifiuta di essere bagnata da altra acqua... E questo per il rispetto dovuto alla libertà che ognuno ha di comprendere da sé attraverso ciò che ognuno è.



sabato 5 novembre 2016

A immagine di Dio

L'uno è la causa dei molti, e la sua unicità si riflette nella molteplicità degli esseri, anch'essi unici. Tutti sono legati alla causa prima che li ha generati. Qualsiasi numero è formato dalla indefinita ripetizione della stessa unità generatrice, dunque si deve ammettere che ogni numero è immagine differenziata dell'unità della quale ognuno di essi costituisce l'espressione dell'uno nella realtà molteplice della relatività.
L'essere dell'uomo l'immagine di Dio significa che, in lui, sono riflesse tutte le possibilità date dalla trascendenza, ma invertite trattandosi di un riflesso. Come uno specchio d'acqua riflette il sole... l'uomo riflette il Mistero dal quale proviene, deformandone l'immagine allo stesso modo in cui lo specchio d'acqua deforma l'immagine del sole al soffio della minima brezza che ne increspi la superficie.
L'uomo è a immagine di Dio perché frutto delle leggi perenni emanate dall'Assoluto, ed è per questa immagine che l'intelligenza umana è capace di concepire la trascendenza divina, e ne è capace perché la centralità dell'uomo è anch'essa divina.


martedì 25 ottobre 2016

Sulla predazione

La natura obbedisce a leggi universali dalle quali essa è superata, oltre che determinata. Leggi di amore, ma anche di adattamento alle condizioni particolari nelle quali ci si trova a dover vivere. La convinzione che la legge di natura che prevede l'interdivoramento tra gli esseri sia un principio universale, e sia conseguente ad alcune necessità legate alla sopravvivenza di esseri che non hanno a disposizione altre scelte e, naturalmente col passare del tempo determina anche cambiamenti nella struttura organica degli esseri, i quali uniformano le caratteristiche del loro fisico adattandole alla necessità data dalla predazione, questa convinzione, stavo per dire, è errata. Ma tutto l'esistente è soggetto a modificazioni, anche sostanziali, date dai nuovi bisogni o da nuove scelte di vita. La conformazione dentale e l'apparato digerente sembrano essere irremovibili per il lungo tempo impiegato a essere quello che sono, ma non hanno perso l'elasticità che ha consentito loro di potersi adattare modificandosi anche profondamente. Così anche animali essenzialmente carnivori possono nutrirsi, alla bisogna, di vegetali. Le volpi, per esempio, pur essendo carnivore mangiano di tutto, persino la frutta. È per questo che credo sia possibile modificare, almeno in parte, la dieta animale propria ai carnivori. Chi crede che senza sbranarsi a vicenda l’esistenza non ci sarebbe più sbaglia, perché la vita si fonda su principi creativi benefici, non malvagi, e la predazione è una legge certamente naturale, ma soggetta  a scelte individuali che possono essere diverse perché orientate al rispetto del diverso che è una necessità conseguente alla legge universale che spinge ogni essere ad amare e rispettare ogni altro essere, perché figli dello stesso Mistero che sta al centro di ognuno, unica realtà identica propria a tutti gli esseri i quali corrispondono al dispiegamento delle possibilità infinite, che diventano individuali nel loro esistere, che sono proprie al Mistero assoluto che si riflette nell'esistenza, capovolgendosi come lo sono tutte le riflessioni. La convinzione fascista che assegna al più forte il diritto di esistere è, da una visuale spirituale, errata, perché lo spirito è l’Intelligenza universale che assegna al sacrificio di sé, e non degli altri diversi da sé, la massima importanza.

domenica 16 ottobre 2016

Un'altra volta ancora, infelici

Cosa resterà di noi? Solo ciò che non abbiamo avuto il coraggio di portare a termine, o il poco che resterà nella memoria delle cose che abbiamo toccato?

Forse ciò che avrà più durata saranno i valori che hanno orientato il nostro agire, o il non aver agito. Il ricordo di noi in chi resterà vivo per poco non ci renderà più meritevoli, e forse nemmeno più colpevoli. Le lacrime versate asciugheranno gioie e dolori vissuti senza avere un obiettivo per il quale valesse la pena di vivere le conseguenze della nostra stupidità, che abbiamo sbandierato come fosse un vessillo, mentre è stato il rastrello col quale ci siamo riempiti di cose che non osiamo gettar via, nell'impasto cosmico che incessantemente si rinnova, dando forma a nuove inutilità da accumulare per essere, un'altra volta ancora, infelici.

Il solo testimone

A pensarci gira la testa, ma nell'immensità dell'universo non un solo pulviscolo è uguale a un altro. Non lo potrebbe essere anche per il solo fatto di occupare uno spazio diverso. Cos'altro se non un infinito e assoluto Mistero potrebbe esprimersi senza avere il limite di doversi contenere attraverso il replicarsi?

Chiedersi se l'Assoluto Mistero esista oppure no appare una questione leziosa per chi, come noi, è immerso nel Mistero al punto da averlo al centro del nostro essere. Appare ovvio che l'intelligenza non riesca a guardarsi allo stesso modo in cui l'occhio non può guardare se stesso... se non attraverso uno specchio che inverte l'immagine di cui vorrebbe essere il solo testimone.

mercoledì 21 settembre 2016

Sul moralismo

L'atteggiamento moralistico è quello più adottato da chi attribuisce validità universale alla propria sentimentalità, ignorando i legami che essa ha con la cultura del luogo di nascita, e poiché non si nasce ovunque... sia la cultura che il sentimento non sono universali e di conseguenza non possono essere validi per chiunque e in ogni luogo. Per morale deve essere intesa l'intrusione del sentimentalismo nei princìpi a carattere universale che morali non possono essere proprio in ragione della loro universalità che comprende l'emotività solo quando si amano tutti gli esseri, perché il bene, che è verità e virtù, non può essere in relazione ai limiti dati dall'interpretazione del sentimento che è legato alla latitudine culturale.

domenica 18 settembre 2016

La Verità non può essere immaginata senza che essa sia prima conosciuta

Credo fosse Asimov, ma potrebbe essere stato anche Orwell oppure Huxley, che scrisse: "Il futuro non può essere diverso da come ce lo si immagina", ma non è così, perché per immaginare è necessario comprendere, e se manca la comprensione occorre accettare che le conseguenze di ciò che non si conosce siano del tutto diverse da come ce le si aspetterebbe. Per poter immaginare il giusto, ovvero quali potranno essere le conseguenze della Verità che regge l'universo, è necessario conoscere i princìpi universali dai quali il dispiegarsi della realtà ha preso avvio, perché senza conoscere come il tutto sia cominciato non è pensabile potersi immaginare in che modo la realtà esaurirà le proprie ragioni di essere.

venerdì 2 settembre 2016

Visuali diverse

L'ateo: Dio non esiste
Il fedele: Dio esiste 
Il religioso: Dio esiste e mi parla
Il fondamentalista: Dio esiste e mi somiglia
Il metafisico: Dio, essendo causa dell'esistenza, come tutte le cause  non partecipa ai suoi effetti perché a questi è superiore
Il bambino: Dio mi regala i giocattoli
Il santo: a me ha dato solo l'intelligenza per tacere

Mia moglie: ancora stai a scrivere cazzate invece di lavare i piatti?

sabato 23 luglio 2016

Cosa potrebbe aggiungere la morte?

Cosa potrebbe aggiungere la morte al poco che siamo riusciti a capire della vita?
Ci vuole ben altro che il morire per migliorare il nostro grado di comprensione; occorre vivere altre volte in dimensioni dell'essere nuove e diverse da quella umana che si è vissuta, e che non è bastata a scostare i veli che nascondono una Verità che da immaturi non si sarebbe capaci di sopportare.
Nulla si ripete nell'universo, perché il Mistero dal quale l'esistenza proviene, essendo infinito... non si ripete mai.
Non c'è una goccia di pioggia che sia identica a un'altra, non un fiocco di neve lo è, non lo sono i pensieri e neppure i sogni. Per essere identiche tra loro due realtà dovrebbero occupare lo stesso spazio ed essere la stessa realtà.
Solo la centralità è la stessa, per tutte le circonferenze che di essa sono le riflessioni, ed è il modo che ha il Mistero di esporre l'inizio delle proprie infinite possibilità.
Da questo Centro noi nasciamo e a ritrovare questo Centro siamo destinati.
Il complesso e il difficile sono i mezzi che abbiamo per raggiungere la Verità di ciò che semplicemente siamo alla nostra origine.